26.5.06

 

Olio di fegato di merluzzo per il Professore

A proposito di bolliti. Il Professore sarà anche in grande forma fisica, ma la memoria breve comincia a fare cilecca. Ieri pomeriggio, incontrando Bruno Ferrante, candidato sindaco di Milano, Romano Prodi ha dichiarato: «Milano deve essere una grande capitale europea, per questo la mia prima uscita da Presidente del Consiglio è a Milano». Erano passate da poco le diciassette. In mattinata, a Roma, aveva chiuso l'Assemblea generale di Confindustria.

12.5.06

 

Cosa ci stanno a fare i radicali in Parlamento?

Christian Rocca sul Foglio del 12 maggio 2006

Bel colpo Marco, complimenti. In un solo mese sei riuscito a consegnare un milione di voti radicali e socialisti, quindi il paese, ai tuoi avversari politici di una vita, a regalare una maggioranza dello zero-virgola-zero-zero a un professore dell’industria pubblica di stato appoggiato dalle grandi banche e dai poteri neutri, intermedi e forti e poi a sostenere ed eleggere due leader sindacali, uno dei quali comunista, alla seconda e alla terza carica della Repubblica, immemore di quando ai capi della Triplice gridavi di autobullonarsi per comunicargli quanto fossero conservatori e di regime. Il Pannella che io conosco, un tempo avrebbe detto che l’Italia di oggi è gestita da un fascio di poteri oligarchici eccetera eccetera. Invece niente: voti, aiutini e pacche sulle spalle al fascio di cui sopra. Non bastasse, caro Marco, in cambio dell’inchino non ti invitano nemmeno ai vertici politici, ti dettano le scelte, ti cacciano dal Senato politicamente e fisicamente, complice quello Scalfaro che era lì – ahinoi – soltanto grazie a te. A Emma Bonino pare preferiscano Clemente Mastella, vi prospettano ruoli di governo genere Pecoraro Scanio e ora siamo ai comunicati comuni Pannella-Di Pietro per implorare “ehi, ci siamo anche noi”. I vostri primi passi in Parlamento, del resto, non vi differenziano dai verdi o dai repubblicani di Luciana Sbarbati: avete eseguito senza battere ciglio l’indicazione per Bertinotti, cosa che quando non eravate ancora pecorariscanizzati non avreste mai accettato, come dimostra il no a Irene Pivetti dei sei deputati radicali eletti col Polo della libertà nel 1994. E se allora la Pivetti era poco più che una sconosciuta, Bertinotti oggi è il leader politico contro cui si sono concentrati gli strali radicali di quest’ultima campagna elettorale. I rosapugnisti si sono accodati sugli uffici di presidenza della Camera e ora non oso immaginare il loro voto a favore di Leoluca Orlando come presidente, così si dice, della commissione Antimafia (povero Leonardo Sciascia!). Ma il capolavoro è dell’altro ieri. Carissimo Marco, ti sei vantato – addirittura “insieme con l’Udc” – di aver tentato un vasto accordo per eleggere Giorgio Napolitano, il presidente della Camera che non difese dall’attacco delle procure il Parlamento degli inquisiti di cui tu eri lo speaker, ed è finita che stavi per confermare alla presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni, l’uomo di cui – scegliendo la frase più cortese e non querelabile – dicevi essere il vero “presidente in esercizio di potere presidenziale e soprattutto, se si può, di quello anticostituzionale”. Un risultato eccezionale, con il povero Capezzone che per giorni ha abbozzato inaudite spiegazioni su quanto fosse antioligarchico Napolitano, imitando Marco Travaglio per aver sventato fantasmagorici inciuci, mentre un minuto dopo la conferma a Gifuni era già lì a dettare comunicati sul “mandato monarchico” del vero “presidente in esercizio di potere presidenziale”. Gifu! ni ha rinunciato, ma ora è Segretario ad honorem. L’altro giorno ho sentito il mio amico Capezzone minacciare l’Unione di ritirare i 18 deputati rosapugnoni dalla maggioranza se il centrosinistra continuasse a ignorare la Rosa, a prendere decisioni oligarchiche e poi a comunicarle alla medesima Rosa. Non risulta che si sia spaventato nessuno, quota-socialista-della-Rosa a parte. Un giovane dirigente radicale, Federico Punzi, al momento è l’unico a dire chiaramente che non capisce in cosa consista l’euforia rosapugnista per Napolitano: “Non fu quel Ministro degli Interni contro cui Pannella scatenò nel ’97 una violentissima e giustificata polemica per aver fissato al 15 giugno, a scuole chiuse, i referendum radicali, decretandone il fallimento? Non fu quello stesso Ministro degli Interni contro cui i radicali solo alcune settimane dopo digiunarono per una circolare che di fatto impediva la sottoscrizione dei nuovi referendum nei Comuni?”. Sì, è lui. Mi sarei aspettato altro dai radicali in Parlamento, malgrado ci siano entrati col bus di Prodi. Intanto non avrei mai pensato che si potessero chinare di fronte ai voleri dei poteri forti e delle consorterie tecnocratiche né ai disegni neocentristi e addirittura all’ingerenza vaticana. Mi sarei aspettato una battaglia per la lettera della Costituzione che prevede un ruolo politico del capo dello stato, non di misterioso taglianastri che applica una Costituzione materiale non scritta. Mi sarei aspettato che fossero i radicali a guidare la riscossa della politica, magari sulla linea spiegata sul Foglio dal loro candidato Fabrizio Rondolino. Non è successo e la domanda ora è: che cosa ci stanno a fare i radicali in Parlamento?


28.4.06

 

Per un Marco Pannella che se ne va, arriva una Donatella Poretti

Donatella Poretti
Il nostro silenzio elettorale è stato oltremodo lungo, dettato soprattutto dal timore di sparare sui compagni nella confusione elettorale a cui i rosapugnanti, purtroppo, hanno dato il loro contributo. Finalmente, nel giorno di apertura della nuova legislatura, possiamo tornare a scrivere senza la pena di fare vittime col nostro fuoco amico. Questa mattina abbiamo un paio di notizie. Nella migliore tradizione, una è buona, l'altra è cattiva. Cominciamo da quella buona. Marco Pannella è ancora in sé. Con un passaggio in motorino, poco fa, il leader radicale si è precipitato a Palazzo Madama, dove, dalla tribuna del pubblico, ha interrotto la seduta appena iniziata, manifestando contro l'errata applicazione della legge elettorale che ha lasciato fuori i senatori della Rosa nel Pugno. «Viva la Costituzione», ha gridato Pannella. Il presidente dell'Assemblea Oscar Luigi Scalfaro gli ha subito tolto la parola e, con grande insolenza verso chi avrebbe molti requisiti per sedere al suo posto su quello scranno, ha chiesto ai commessi di accompagnarlo fuori. «Auguri per la prossima volta», ha detto il quasi novantenne Scalfaro. Auguri a lui! E veniamo alla brutta notizia. Uno dei preziosi sette seggi destinati infine ai radicali (dai diciotto aggiudicati vanno sottratti i nove che vanno ai socialisti e i due promessi alla diaspora diessina e, dunque, a Salvatore Buglio e a Lanfranco Turci), dovrebbe essere assegnato a un membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni. Tra i più o meno meritevoli militanti per la libertà di ricerca scientifica, candidati in buona posizione nelle liste per la Camera dei deputati, sarebbe in pole position niente di meno che Donatella Poretti. Chi é costei? Vi domanderete. Questo lo scopriremo presto.

10.4.06

 

Detenuti al voto: con la "domandina" affluenza al 4%

«Solo chi aveva fatto la 'domandina' un mese fa, avanzando formale richiesta alla direzione del carcere, ha potuto avere in tempo la tessera elettorale e il certificato di iscrizione nelle liste elettorali dai comuni di residenza. Sta di fatto che nel carcere di Rebibbia, su 1.600 detenuti, solo una settantina ha chiesto di poter esercitare il diritto costituzionale al voto. Nel carcere di Regina Coeli, i detenuti ammessi al voto sono stati 54 sui circa mille presenti nell'istituto». La denuncia viene da Sergio D'Elia e Gerardo Labellarte della Rosa nel pugno.

5.4.06

 

Il caso Pietrosanti

Paolo Pietrosanti, 'insoddisfatto' della 'non risposta' ricevuta questa mattina da Emma Bonino in merito alla sua esclusione dalle liste della Rosa nel Pugno, andrà domani mattina ad aspettare Marco Pannella, per rivolgergli la stessa domanda. In mattinata, come annunciato ieri, Pietrosanti si era fatto trovare sotto l'abitazione romana della Bonino. «Emma si è avvicinata alla mia sedia - racconta Pietrosanti - e testualmente mi ha detto: 'Sto partendo tra minuti per Udine, e non torno prima di domenica. Se vuoi aspettare qui fino a domenica..'. Ho imediatamente replicato che no, certamente non sarei stato sotto casa sua fino a domenica e che non si preoccupasse». Pietrosanti, dunque, domani mattina si rivolgerà al leader radicale, per chiedergli la ragione di «una estromissione che è proceduta parallela a fatti apparentemente incongruenti, come l'essere i punti programmatici del nuovo soggetto della Rosa nel Pugno a vario titolo e non di rado collegabili a cose che soprattutto io ho fatto e pensato in questi anni». Pietrosanti non contesta tale decisione, ma ne chiede i motivi. «Sono certo, o almeno spero, non siano inconfessabili». «Ma tu - osserva rivolto a Pannella - li taci. Da novembre scorso ti chiedo un perché, e non ne ottengo. Io sottolineo e grido che a me va benissimo, sono di certo d'accordo. Non obietto nulla di nulla. Chiedo solo i motivi, magari per essere d'accordo con ancor più profonda convinzione. Tu rispondi con un silenzio che è in fondo, e nemmeno troppo in fondo, violento». Pietrosanti sottolinea che sarà sotto il portone di Pannella domani dalle 8,30 alle 10,00. «Non ti forzo a far nulla», conclude. «Ti chiedo soltanto una risposta alle domande che sai».

4.4.06

 

Catallassi & catalessi

Quiz
Insieme discutevano di Von Mises e Von Hayek. Entrambi citavano Bruno Leoni ogni due e tre. Oggi uno dei due non è più liberista. Indovina chi?

«Eliminare la tassa patrimoniale sulla prima casa degli italiani, l'ICI appunto, è una misura opportuna che va incontro alle esigenze di milioni di proprietari (di tutti i ceti sociali) dell'abitazione di residenza». Lo sostiene Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali/Radicali per le Libertà. «L'abolizione dell'ICI sulla prima casa è inoltre una misura perfettamente praticabile, dal momento che essa rappresenta circa il 25% del gettito complessivo dell'imposta per circa 2,5 Miliardi di Euro (un quarto, dunque, dell'ammontare del taglio di cinque punti percentuali al "cuneo fiscale"). La compensazione ai comuni potrebbe venire - spiega Della Vedova - da una compartecipazione al gettito dell'imposta sul reddito nell'ambito della riforma per il federalismo fiscale e, in particolare, dalla compartecipazione, anche maggiore di quella prevista nell'ultima finanziaria, al gettito delle imposte evase dai contribuenti e accertate e riscosse dai comuni stessi. Quest'ultima misura potrebbe rappresentare (ben più della minaccia delle manette) un vero salto di qualità, decisamente ben incentivato, nella lotta all'evasione».

Rifondazione Comunista ha presentato nel 2000 una proposta di legge, a prima firma Fausto Bertinotti, per l'abolizione dell'ICI sulla prima casa non di lusso. Lo ricorda Marco Pannella, che spiega: «La clamorosa trovata del nostro davvero unico Presidente del Consiglio, l’ha trovata nell’archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000. Non contento di avere sistematicamente fatta promozione e propaganda in tutte le nostre abitazioni, da molti anni, e ad un ritmo chaplinesco in questi ultimi mesi, dei suoi 'komunisti' mangiatori di bambini bolliti e del per lui bollito Romano Prodi, ha sparato come grande bomba elettoralistica né più e né meno che quanto previsto sin dal novembre 2000 nella Proposta di Legge di Rifondazione Comunista».

(Vuoi un aiutino? Eccolo: si tratta dell'unico tra i due che ha veramente letto i sopracitati VM, VH e BL)


30.3.06

 

Chi è il matto?

by Jimmomo featuring Calvin Campbell

Chi è il matto? Manfredo da Milano o Romano da Bologna?. Prodi stamattina a Radio Anch'io ha dato del matto a un ascoltatore (Ascolta). Poi la pubblicità in cui i suoi accompagnatori devono averlo redarguito; immaginiamo la moglie sobbalzare a questo linguaggio "truculento" del consorte (che il mite Romano stia cominciando a sentire lo stress della campagna?). Fatto sta che poi si è fantozzianamente scusato (Ascolta).

Una decina di minuti più tardi, a un paese che si sta con difficoltà liberando dei baby pensionati, prospetta addirittura il grande traguardo sociale dei baby pensionatini (Ascolta). Di seguito la trascrizione letterale: «... Non se ne parla perché c'è tutto questo dibattito concentrato sullo zero zero virgola due di fisco e non si parla mai delle nostre proposte riguardo alla politica familiare. Cioè, il problema non è solo dare alla luce un figlio... cioè un bonus quando nasce, il problema è far crescere il bambino, e noi abbiamo una proposta che è molto importante. Cioè, noi oggi abbiamo gli assegni familiari che sono soltanto per i lavoratori dipendenti e sono piuttosto modesti, poi abbiamo degli aiuti fiscali che però non toccano i quindici milioni di italiani più poveri, perché non pagano imposte, e poi abbiamo l'assegno per il terzo figlio che il nostro governo fece.

Adesso bisogna unificarle, e le vogliamo unificare, la proposta è, in duemila e cinquecento euro all'anno per ogni bambino fino all'età di diciotto anni. Quindi non solo un assegno quando uno nasce ma accompagnarlo fino a diciotto anni. Le risorse che oggi abbiamo... (...) Questo è un aiuto per i bambini. Cioè, da zero a diciotto anni, duecento euro al mese, penso che arriviamo a duemila e cinquecento euro all'anno, di assegni familiari per tutti, esclusa ovviamente la fascia più ricca, ma a livello molto elevato. Ora abbiamo le risorse, subito, per dar questo assegno ai bambini da zero a tre anni, immediatamente, e spingeremo perché si arrivi il più presto possibile fino a diciotto anni. Sono duecentosettanta milioni di euro ogni anno. Non è una cifra folle, e quindi io credo che si riuscirà abbastanza in fretta ad accompagnare la crescita di un bambino con un aiuto di duecento euro al mese fino a diciotto anni».

Facciamo due conticini, per vedere chi è il matto.

Prima Fase («immediatamente»): assegno di 2.500 euro l'anno ai bimbi da zero a tre anni. 562 mila nati (dati Istat 2004) moltiplicati per tre anni fanno almeno 1 milione 686 mila (senza calcolare la tendenza all'incremento annuo delle nascite) a cui garantire i 2.500 euro. Prodi precisa «esclusa ovviamente la fascia più ricca, ma a livello molto elevato». Secondo il candidato premier il costo annuo è di 270 milioni di euro l'anno, cifra che però, divisa per i 2.500 euro pro-baby promessi fanno 108 mila baby-pensionatini. Anche aggiungendo le risorse reperibili dagli attuali assegni familiari e sgravi fiscali, dovremmo a questo punto supporre che la maggior parte del milione e mezzo di bimbi rimasti fuori abbiano avuto la fortuna di esser nati in famiglie ricchissime. Il che sarebbe in lieve contrasto con l'immagine del paese messo in ginocchio dal governo Berlusconi, ma vabbè...

Seconda Fase («il più presto possibile»): assegno di 2.500 euro l'anno ai ragazzi da zero a 18 anni (sì, avete letto bene, 18). Considerando un tasso di crescita zero, stima al massimo favorevole per le casse dello stato, ma catastrofica per la natalità, i 562 mila nati l'anno (dati Istat 2004) vanno moltiplicati per 18 e fanno 10 milioni 116 mila ragazzi cui garantire il sussidio. Tralasciando l'esclusione per «la fascia più ricca, ma a livello molto elevato», il costo annuo per lo stato si avvicinerebbe alla cifra di euro 25.290.000.000, quasi 50 mila miliardi delle vecchie lire. Ma si sa, i ricchissimi sono la maggior parte, quindi le casse dello stato sono salve.

Chi è il matto?


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