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«Eliminare la tassa patrimoniale sulla prima casa degli italiani, l'ICI appunto, è una misura opportuna che va incontro alle esigenze di milioni di proprietari (di tutti i ceti sociali) dell'abitazione di residenza». Lo sostiene Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali/Radicali per le Libertà. «L'abolizione dell'ICI sulla prima casa è inoltre una misura perfettamente praticabile, dal momento che essa rappresenta circa il 25% del gettito complessivo dell'imposta per circa 2,5 Miliardi di Euro (un quarto, dunque, dell'ammontare del taglio di cinque punti percentuali al "cuneo fiscale"). La compensazione ai comuni potrebbe venire - spiega Della Vedova - da una compartecipazione al gettito dell'imposta sul reddito nell'ambito della riforma per il federalismo fiscale e, in particolare, dalla compartecipazione, anche maggiore di quella prevista nell'ultima finanziaria, al gettito delle imposte evase dai contribuenti e accertate e riscosse dai comuni stessi. Quest'ultima misura potrebbe rappresentare (ben più della minaccia delle manette) un vero salto di qualità, decisamente ben incentivato, nella lotta all'evasione».
Rifondazione Comunista ha presentato nel 2000 una proposta di legge, a prima firma Fausto Bertinotti, per l'abolizione dell'ICI sulla prima casa non di lusso. Lo ricorda Marco Pannella, che spiega: «La clamorosa trovata del nostro davvero unico Presidente del Consiglio, l’ha trovata nell’archivio di Rifondazione Comunista, dove giaceva dal 2000. Non contento di avere sistematicamente fatta promozione e propaganda in tutte le nostre abitazioni, da molti anni, e ad un ritmo chaplinesco in questi ultimi mesi, dei suoi 'komunisti' mangiatori di bambini bolliti e del per lui bollito Romano Prodi, ha sparato come grande bomba elettoralistica né più e né meno che quanto previsto sin dal novembre 2000 nella Proposta di Legge di Rifondazione Comunista».
(Vuoi un aiutino? Eccolo: si tratta dell'unico tra i due che ha veramente letto i sopracitati VM, VH e BL)
Chi è il matto? Manfredo da Milano o Romano da Bologna?. Prodi stamattina a Radio Anch'io ha dato del matto a un ascoltatore (Ascolta). Poi la pubblicità in cui i suoi accompagnatori devono averlo redarguito; immaginiamo la moglie sobbalzare a questo linguaggio "truculento" del consorte (che il mite Romano stia cominciando a sentire lo stress della campagna?). Fatto sta che poi si è fantozzianamente scusato (Ascolta).
Una decina di minuti più tardi, a un paese che si sta con difficoltà liberando dei baby pensionati, prospetta addirittura il grande traguardo sociale dei baby pensionatini (Ascolta). Di seguito la trascrizione letterale: «... Non se ne parla perché c'è tutto questo dibattito concentrato sullo zero zero virgola due di fisco e non si parla mai delle nostre proposte riguardo alla politica familiare. Cioè, il problema non è solo dare alla luce un figlio... cioè un bonus quando nasce, il problema è far crescere il bambino, e noi abbiamo una proposta che è molto importante. Cioè, noi oggi abbiamo gli assegni familiari che sono soltanto per i lavoratori dipendenti e sono piuttosto modesti, poi abbiamo degli aiuti fiscali che però non toccano i quindici milioni di italiani più poveri, perché non pagano imposte, e poi abbiamo l'assegno per il terzo figlio che il nostro governo fece.
Adesso bisogna unificarle, e le vogliamo unificare, la proposta è, in duemila e cinquecento euro all'anno per ogni bambino fino all'età di diciotto anni. Quindi non solo un assegno quando uno nasce ma accompagnarlo fino a diciotto anni. Le risorse che oggi abbiamo... (...) Questo è un aiuto per i bambini. Cioè, da zero a diciotto anni, duecento euro al mese, penso che arriviamo a duemila e cinquecento euro all'anno, di assegni familiari per tutti, esclusa ovviamente la fascia più ricca, ma a livello molto elevato. Ora abbiamo le risorse, subito, per dar questo assegno ai bambini da zero a tre anni, immediatamente, e spingeremo perché si arrivi il più presto possibile fino a diciotto anni. Sono duecentosettanta milioni di euro ogni anno. Non è una cifra folle, e quindi io credo che si riuscirà abbastanza in fretta ad accompagnare la crescita di un bambino con un aiuto di duecento euro al mese fino a diciotto anni».
Facciamo due conticini, per vedere chi è il matto.
Prima Fase («immediatamente»): assegno di 2.500 euro l'anno ai bimbi da zero a tre anni. 562 mila nati (dati Istat 2004) moltiplicati per tre anni fanno almeno 1 milione 686 mila (senza calcolare la tendenza all'incremento annuo delle nascite) a cui garantire i 2.500 euro. Prodi precisa «esclusa ovviamente la fascia più ricca, ma a livello molto elevato». Secondo il candidato premier il costo annuo è di 270 milioni di euro l'anno, cifra che però, divisa per i 2.500 euro pro-baby promessi fanno 108 mila baby-pensionatini. Anche aggiungendo le risorse reperibili dagli attuali assegni familiari e sgravi fiscali, dovremmo a questo punto supporre che la maggior parte del milione e mezzo di bimbi rimasti fuori abbiano avuto la fortuna di esser nati in famiglie ricchissime. Il che sarebbe in lieve contrasto con l'immagine del paese messo in ginocchio dal governo Berlusconi, ma vabbè...
Seconda Fase («il più presto possibile»): assegno di 2.500 euro l'anno ai ragazzi da zero a 18 anni (sì, avete letto bene, 18). Considerando un tasso di crescita zero, stima al massimo favorevole per le casse dello stato, ma catastrofica per la natalità, i 562 mila nati l'anno (dati Istat 2004) vanno moltiplicati per 18 e fanno 10 milioni 116 mila ragazzi cui garantire il sussidio. Tralasciando l'esclusione per «la fascia più ricca, ma a livello molto elevato», il costo annuo per lo stato si avvicinerebbe alla cifra di euro 25.290.000.000, quasi 50 mila miliardi delle vecchie lire. Ma si sa, i ricchissimi sono la maggior parte, quindi le casse dello stato sono salve.
Chi è il matto?